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Vladimir Luxuria. Una storia

Prologo: Io sono Io lavoro
Da marzo l'Arcigay ha dato vita ad un progetto che si chiama Lotta all'omofobia e promozione della non discriminazione sui luoghi di lavoro come strumento di inclusione sociale che nasce con lo scopo di fermare le discriminazioni di tipo sessuale sul posto di lavoro. Martedì 3 maggio 2011 ne sapremo di più tramite l'intervista di Altri Mondi, la rubrica de Il mio mondo espanso, a Fabrizio Lelleri, responsabile scientifico del progetto, intanto se volete, potete rispondere al sondaggio presso il sito Io sono Io lavoro oppure se avete subito o state subendo discriminazione per il vostro orientamento sessuale, potete raccontare la vostra esperienza ai responsabili del progetto (per accedere alla e mail, cliccate qui).





 





















Autore: Eugenia Romanelli
Casa Editrice: Cooper & Castelvecchi
Prezzo: 10,00 Euro


Sinossi dell'opera
Questo libro racconta, nella forma di un memoriale, la storia di Vladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, attore e animatore, travestito, simbolo del movimento gay e opinion politico televisivo (è stato reso celebre presso il grande pubblico dal Maurizio Costanzo Show). L’infanzia trascorsa a Foggia, in una famiglia che si rifiuta di prendere in considerazione l’omosessualità del figlio. L’adolescenza vissuta nella scoperta delle grandi città (Roma, Milano, Londra) e della loro vita notturna e trasgressiva. I momenti oscuri nel mondo della prostituzione. La volontà di farcela e di studiare, fino alla laurea in lettere. Amori con personaggi anonimi e non, e anche un fidanzamento lungo e struggente con una donna. Fino all’invenzione della «Mucca Assassina», il più importante party gay italiano, che ha lanciato Vladimir come grande personaggio di spettacolo en travesti.

Ne parlo perché...
Il libro parla di Luxuria prima che questa fosse una  deputata del PD, prima ancora che fosse la vicintrice della 6^ edizione dell'Isola dei famosi, e prima che diventasse il simbolo che è oggi. Un libro che scava nella vita nascosta, quella privata, quella che poche volte viene raccontata. Una storia che insegna come se non si smette di credere in se stessi, si possono realizzare tutti i sogni, anche quelli che lì per lì sembrano difficili da poter rendere reali.
 
 
Alcune note sull'autrice

Scrittrice e giornalista,Eugenia Romanelli è nata a Firenze, ma vive a Roma.
Redattore a "L'espresso", poi direttore della versione italiana della rivista internazionale "Time out", nel 2004 ho fondato la testata giornalistica nazionale"Bazar", co-edita da Rai Eri e La Stampa. Oggi dirigo, oltre a web magazine Bazar, la collana scientifica "Bazarsaggi", edita da Rai Eri e insegno Scrittura Creativa e Comunicazione alla Facoltà di Scienze della Comunicazione de La Sapienza di Roma. I miei libri: -“Bazar Cultural brand: comunicare sempre. Formazione e orientamento tra avanguardie comunicative, nuove pratiche identitarie e evoluzioni culturali”, raccolta di saggi (Ed. Rai Eri-Pellegrini, 2007) -“Tecniche di comunicazione creativa: il metodo Bazar”, raccolta di saggi (Rai Eri-Pellegrini 2005) -“La traversata di Emma Costa Rubens”, romanzo (AM Edizioni Marotta 2004) -Pubblicazione della biografia “Vladimir Luxuria”, romanzo biografico (Ed. Castelvecchi&Cooper, 2002) -“Trop Model”, racconti biografici (Ed. Barelli 2001) Premi :-) -Viareggio 2005, primo premio “Web è Donna” (Italian Web Awards) -Roma 2005, migliore impresa creativa (Provincia di Roma) -Napoli 2007, premio alla carriera (Ad Haustum Doctrinarum)

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Le Interviste - Sergio Rozzi. Esclusiva

Prologo
Ieri abbiamo conosciuto il suo libro Primo Omo, oggi invece scopriremo qualcosa su di lui, Sergio Rozzi. Con questa intervista si conclude il fine settimana monotematico a lui dedicato e io vi saluto augurandovi una buona Pasqua.
Francesco Sansone

Le Interviste
   Sergio Rozzi
Esclusiva

Nella foto Sergio Rozzi



Sergio Primo Omo è il tuo primo libro, quando hai deciso di realizzarlo?
   All’incirca nel 2005. Ero rimasto fermo, per questioni di lavoro, da alcune collaborazioni giornalistiche. Mi venne questa idea, che è a metà strada fra inchiesta giornalistica e saggistica. Fatte le debite considerazioni ho iniziato a pensare come raccogliere le informazioni e formulare una traccia di intervista.

Il tuo libro è una raccolta di storie incentrate sulla prima esperienza sessuale di alcuni ragazzi. Quanto tempo hai impiego per raccogliere tutte queste “confessioni”?
   Circa nove mesi, fra raccolta e stesura definitiva.


E come hai trovato tutti i ragazzi?
   Ho iniziato chiedendo ad alcuni amici, un modo come un altro per partire. Debbo dire che la rete è stata fondamentale senza essa avrei impiegato un’infinità di tempo.


Da cosa nasce l’esigenza di dar vita ad un progetto come questo?
   Innanzitutto nel giornalismo, così come nella letteratura, ogni punto di vista, od ogni sperimentazione di idee sono concetti benvenuti. E poi, mi sono reso conto, che nessuno parlava della prima volta, del percorso che porta alla propria definitiva accettazione. E che porta naturalmente il piacere dell’eros.


Quali sono le storie che più ti hanno colpito fra quelle che hai riportato all’interno di Primo Omo e perché?
   Vi sono testimonianze dure e crude, parlo dei casi di abuso, fatti da una sorta di gang, sino a quelli commessi da ministri del culto cattolico, tema direi più che attuale, purtroppo. In questi ragazzi, la voglia innocente di scoprire il proprio desiderio sessuale viene recisa, castrata, da cattiveria gratuita da parte del mondo adulto. Non parliamo poi se l’abuso è commesso da un prete, esso diviene crimine contro l’umanità e provocatoriamente posso affermare che per tali crimini andrebbe istituito un tribunale simile a quello di Norimberga.
   Ma troviamo anche racconti gioiosi e felici, di ragazzi che si sono scoperti nell’innocenza della loro adolescenza. A questi la vita si è mostrata con il viso di una Venere spuntata dalla schiuma del mare nella sua intera bellezza. Interessante sarebbe analizzare i percorsi successivi, fra i primi e i secondi, per capire quanto è stato determinate scoprire la propria sessualità in modo sereno o meno sereno.


Dato che nel libro le storie sono raccontate in prima persona da chi le ha vissute, il tuo lavoro è stato solo quello di raccoglierle e trascriverle oppure hai fatto altro?
   Ho raccolto le storie nella loro interezza, senza trascurare il linguaggio a volte un po’ duro e crudo. Stendere poi il racconto è stato il lavoro più difficile, dovevo stare attento a trasferire la trama nella maniera più obiettiva e neutra. E alla fine la raccolta era pronta, per così dire di andare in stampa.


A proposito di prime esperienze, come è stata la tua prima volta?
   Beh, nel mio caso è stata un'esperienza unica e come tutte le prime volte magica. Nonostante la mia giovane età, avevo 13 anni, il trasporto e il vissuto sono ancora vivi e vegeti nella mia personalità. Come se la prima volta fosse accaduto qualche ora fa.


Leggendo il titolo mi viene in mente un gioco di parole dato da “Primo” che se da un lato da un’idea del contenuto, dall’altro indica che questo è il tuo primo libro. Ė così, oppure sto delirando?
   Solo per il titolo ci sono voluti tre mesi. Poi un giorno un amico traduttore, con dei giochi di parole, prova a pronunciare qualche parola in tedesco. Ed insieme arriviamo al titolo “Primo Omo”, che deriva dal primo uomo in senso figurato, ma togliendo la lettera u diventa omo, dal prefisso dell’omosessualità.
Comunque è il mio primo libro e spero non l’ultimo.


Te lo auguro pure io. A proposito stai già lavorando ad un altro progetto? Se sì in cosa consiste?
   Sto lavorando ad alcuni idee che ho avuto. E’ prematuro parlarne, si tratta ancora di cose troppo vaghe e non ancora andate in porto. Ma attraverso la tua intervista forse posso avere un aiuto. Sto cercando delle copie degli anni ottanta della rivista Babilonia e comunque di riviste a tematica lgbt.


Hai trovato difficoltà per pubblicarlo?
   Come tutti i presunti scrittori in erba, ti dico di sì. Ė il mondo di una editoria che preferisce il contenuto del cassetto all’emersione di nuove idee e linee editoriali.
   Poi una casa editrice mi ha fatto una proposta che ho accettato, ma dopo un anno essa si è defilata, chiudendo i battenti. L’opera nel suo complesso andava rivista, nella prima pubblicazione oltre ad un editing pessimo, sono comparsi errori e refusi. Con la mia amica Valeria abbiamo messo mano al tutto e ho deciso di auto-pubblicarmi con il sito di Il mio libro.


Secondo te da cosa nasce questa titubanza da parte delle grandi case editrice verso i nuovi scrittori?
   Le grandi case editrici, impongono linee editoriali e progetti in base a proprie necessità. E’ chiaro che investire su nuove leve comporta un periodo di ritorno economico estremamente lungo e spesso non così remunerativo.


Quando hai capito che la scrittura, essendo anche giornalista, era fondamentale per te?
   Beh esistono, per ognuno di noi, delle forme espressive che nella società globalizzata tendono a perdersi. Per me era ed è stato fondamentale pubblicare “Primo Omo”, dopo 8 anni di collaborazioni giornalistiche volevo un’evoluzione professionale che naturalmente tenesse in considerazione le esperienze e la mia formazione giornalistica.


A quale libro sei maggiormente legato e perché?
   Sono molti. Direi che Il piacere di D’Annunzio è quello che mi ha appassionato maggiormente, vuoi per la stupenda trasfigurazione linguistica dell’autore e poi racconta la storia d’amore e del corollario di riti e regole che nell’attuale società sono oramai scomparsi.


Che consiglio daresti a tutti coloro che vorrebbero intraprendere il tuo stesso percorso?
   Avere idee è la prima regola. Poi non stancarsi di scrivere e di scrivere in continuazione anche se quello trasferito sulla carta può sembrare senza un senso compiuto. E’ nella seconda lettura, di ciò che si è scritto, comprendiamo il senso. Poi ognuno di noi ha uno stile, un modello espositivo diverso da un altro.
   Soprattutto consiglio di leggere caricando così le pile del nostro sapere, della nostra conoscenza. Leggere senza disdegnare nulla. Questo ci porta ad essere aperti mentalmente per poter formulare un pensiero, un punto di vista divergente ma sempre e comunque importante per la società.

F.S.

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Primo Omo - Il sesso fra maschi nei racconti della prima volta

Prologo
Inizia oggi il week end dedicato a Sergio Rozzi giornalista , autore e conduttore di Shortbus assieme a Davide Puppa e adesso anche scrittore al debutto con questo libro a matà fra saggio e giornalismo. Oggi potrete sapere qualcosa di più su Primo Omo, mentre domani in esclusiva potrete leggere l'intervista per scoprire qualcosa di più su come è nato il libro, ma anche su di lui.
Buon fine settimana a tutti
Francesco Sansone


























Autore: Sergio Rozzi
Casa Editrice: Il mio libro
Prezzo: 6,25 Euro


Sinossi dell'opera
Il libro affronta un tema che è oggi nell'occhio del ciclone, gli conferisce lo spessore della verità indagata e rappresentata con certosina pazienza, con lucidità, senza indietreggiare davanti a nulla. Le soluzioni narrative intervengono a dare sapore ad alcune storie raccolte né più né meno come confessioni dalla viva voce dei protagonisti e sulle quali non c'è intervento di ripulitura sul lessico né sulle durezze “di vita”, quali sono state mostrate da alcuni giganti della nostra letteratura. L'opera ha la capacità di attenzione, di coraggio, di una raffinata ironia da cui si genera un effetto di “sfumato” per le tinte forti di quelle scelte di vita che un tempo si definivano “estreme”, ma che lo sono – fortunatamente – sempre meno.


Ne parlo perché...
Un libro dalla scrittura cruda e dura come lo sono i racconti che si fanno fra amici quando si parla di sesso. Ed è questo il filo conduttore che racchiude tutte le storie presenti nel libro: il sesso. Ragazzi che, alla propria maniera, raccontano la loro prima volta. Diverse realtà, diversi modi di avvicinarsi al passaggio che li ha liberati da quella verginità che nei ragazzi, a differenza delle ragazze, è più un macigno che un valore di cui vantarsi. C'è chi racconta con fierezza di aver avuto  la prima esperienza su un treno con due semi sconosciuti, chi invece la racconta  con il dolore nel cuore perché non voluta, ma imposta da altri.
Un libro che affronta per la prima volta questo argomento tramite le vive testimonianze dei protagonisti e che sono certo potrà aiutare sia chi ancora non avuto il primo rapporto e ha paura di compiere questo passo, sia chi la prima volta l'ha vissuta e vuole capire se è simile a tante altre oppure è unica come la parola prima indica.

Alcune note sull'autore
Sergio Rozzi, scrittore, giornalista, autore e conduttore radiofonico,  nasce
nel 1967 a Brescia, dove lavora e vive.  
 Nel 1996, inizia le collaborazioni con il settimanale “BresciaSet” dove affronta giornalisticamente i temi e le questioni sociali.
Si aggiungeranno le collaborazioni con i periodici Il giornale della Valtrompia, del quale curerà il debutto sul web; Il Lunedì, La Provincia, Dipende, Giornale del Garda ed a livello nazionale Avvenimenti.
Nel 2000 diviene direttore responsabile del primo mensile di giardinaggio in internet “giardinaggio.it” (www.giardinaggio.it).
Dal 2009 conduce ogni mercoledì dalle 20:00 alle 21:00 è in diretta presso gli studi di Radio Onda d'Urto con il programma, dedicato al mondo LGBTQ, Shortus che conduce assieme a Davide Puppa.
Debutta nell'editoria proprio nel 2011 con il suo primo libro, un testo fra saggistica e giornalismo, dal titolo Primo Omo - Il sesso fra maschi nei racconti della prima volta.


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Le Interviste - Marino Buzzi. Esclusiva

Prologo
Si conclude anche questo week end monotematico dedicato allo scrittore Marino Buzzi. Se ieri abbiamo saputo qualche cosa in più sul suo ultimo romanzo Confessioni di un ragazzo perbene, oggi scopriremo chi è lo scrittore, come è nato il suo libro e molto altro ancora.
Non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al prossimo fine settimana  monotematico dedicato a Sergio Rozzi e al suo libro Primo Omo.
Francesco Sansone


Le Interviste
Marino Buzzi
Esclusiva



Nella foto Marino Buzzi

Sei un autore emergente e pertanto la domanda nasce quasi spontanea: Chi è Marino Buzzi?
   È una domanda un po' difficile perché ho un percorso, alle spalle, piuttosto discontinuo. Nasco, professionalmente parlando, come cuoco. Ho iniziato a lavorare a 14 anni per potermi pagare gli studi alle superiori prima e all'università poi. Mentre frequentavo l'università ho avuto la fortuna di conoscere Luciana Tufani e di fare uno stage presso la sua casa editrice. Con la laurea è arrivato anche il nuovo lavoro, ho realizzato quello che era il mio sogno da bambino, vendere libri. Ho iniziato a scrivere giovanissimo e, nel corso degli anni, anche grazie a molti rifiuti e a tante bellissime letture, ho migliorato il mio stile. Sono arrivate le prime collaborazioni con siti di cultura GLBT, due blog, i premi letterari, i racconti in raccolte e su riviste.


Di recente è uscito il tuo primo romanzo “Confessioni di un ragazzo perbene” che racconta di Michele, un trentenne che da un momento all’altro si vedrà sconvolgere la vita da una serie di eventi che iniziano con la perdita del lavoro e la morte del suo migliore amico. Come è nato il progetto?
   Ho iniziato a scrivere il libro nel 2004, un anno particolarmente significativo per me in cui ho raggiunto una libertà culturale e intellettuale che cercavo da tempo. Ma anche un anno particolarmente fitto di eventi. Mi sono trasferito dal paese in cui vivevo alla città, ho conosciuto due ragazzi che poi sono diventati i miei migliori amici, ho ritrovato la gioia di vivere, ho raggiunto la piena accettazione di me. Ed è nato, quasi per gioco, il progetto del libro. Volevo raccontare la storia di un riscatto sociale e mi sono ritrovato a parlare di un ragazzo che non sa cosa fare della propria vita.

 
Quanto c’è di te nel romanzo?
   Allo stesso tempo molto e molto poco. Michele, il mio personaggio, è un ragazzo che si lascia vivere solo all'apparenza, in realtà, nonostante sembri un perdente, è una persona con dei principi ed è molto forte. Con lui condivido questa parte del mio carattere, il desiderio di paternità, un autocontrollo forse eccessivo ma anche il modo di amare le persone che mi stanno accanto. Però direi che le somiglianze si fermano qui, Michele ha la sua vita e io la mia.


Sempre nel tuo libro, si parla del rapporto tra il protagonista e la sua famiglia che, diciamo, non sono così idilliaci. I legami con la tua famiglia come sono invece?
In realtà la parte del rapporto di Michele con la famiglia è quella più divertente del libro. In particolare il rapporto con sua madre e con la terribile nipote. Si amano, si aiutano, sono una famiglia. Litigano, certo, a volte in modo eccessivo ma il legame che c'è fra loro è indissolubile. I miei legami sono ottimi. C'è un profondo rispetto. Ho avuto la fortuna di nascere e crescere in una famiglia proletaria, lo dico con grande orgoglio, e di assistere, crescendo, agli sforzi dei miei genitori, di mia sorella e di mio fratello. Ognuno di loro mi ha insegnato che se vuoi qualcosa dalla vita devi lottare. È lo stesso valore che sto cercando di insegnare a mia nipote Cecilia che è anche l'autrice della foto in copertina.


Oltre ad essere uno scrittore sei anche un blogger; sei infatti il curatore dei blog “Cronache dalla libreria” e “Perseo”. Nel primo parli del tuo lavoro di librario, presso una libreria di Bologna, nell’atro invece affronti le questioni legate al mondo GLBTQ. Come hanno preso vita i due blog?
   Perseo è nato come una specie di diario e, ben presto, si è trasformato in un contenitore di pensieri. È stato scelto spesso da Repubblica on line come blog dei lettori, un'iniziativa che, purtroppo, Repubblica ha deciso di eliminare. Cronache dalla libreria nasce, invece, come uno sfogo. Il mio sogno di diventare libraio si è trasformato, piano, piano, in un incubo. Avevo bisogno di sdrammatizzare raccontando dal dentro la vita di noi librai in modo ironico e leggero.


Devo dirti che trovo molto divertente “Cronache dalla libreria” che ho avuto modi di leggere attentamente in questi giorni e ti confesso che mi hanno fatto ridere molto gli articoli dedicati ai clienti della libreria, in particolare quello dedicato al tuo “cliente capro espiatorio”, che poverino non ti ha fatto nulla, ma sta di fatto che non lo reggi. Di lui dici: “Viene tutti i giorni. Pioggia, neve, cataclismi di ogni genere, invasione dei marziani. Nulla gli può impedire di venire a fare il suo giro in libreria[…]Non ha fatto nulla, è sempre gentile eppure io lo detesto. È una questione chimico fisica, probabilmente,l’unica realtà, l’unica verità scientifica sino ad ora provata, è che mi sta sulle balle.” A questo punto mi viene spontanea la domanda: Quando hai capito che questo cliente fosse il tuo capro espiatorio? E soprattutto quando è avvenuto il vostro primo incontro?
   Sono anni che viene in libreria, povero cliente. Ovviamente io sono sempre molto gentile con tutti e quindi, mio malgrado, anche con lui. È stato il famoso colpo di fulmine, odio al primo sguardo, ogni volta che lo vedo mi sale una rabbia... Comunque è in buona compagnia ci sono almeno altri tre clienti abitudinari che proprio non reggo...


Hai partecipato a diversi concorsi letterari, scrivi racconti brevi, articoli e recensioni per “Leggere Donna” e altre riviste. Quando hai capito che la scrittura fosse qualcosa di fondamentale per te?
   Da ragazzino era il mio unico sfogo. Per tutti ero il frocio e basta, sembrava che nessuno pensasse a me come un essere umano, nessuno credeva nelle mie possibilità. Così ho cominciato a scrivere e devo ringraziare tutte le persone che non hanno mai creduto in me perché mi hanno spinto ad impegnarmi il doppio di quel che altrimenti avrei fatto. Posso tranquillamente dire che la scrittura e la lettura, in qualche modo, mi hanno salvato la vita.


Come hai iniziato a collaborare con le riviste?
   Sono sempre stato appassionato di letteratura e cinema e quindi l'approdo alle riviste è stato naturale. Purtroppo è un momento particolarmente difficile per la cultura in generale e quindi anche per le riviste. Con l'avvento di internet poi è possibile pubblicare qualsiasi cosa e ottenere visibilità in tempi decisamente più brevi. Rimango tuttavia un appassionato della carta e quindi continuo a mandare racconti o articoli alle riviste.



C’è un articolo che hai scritto che ti è rimasto nel cuore?
Sì, si chiama Il sesso dei maschi ed è stato pubblicato sia sul mio Perseo Blog, sia sulla rivista Leggere donna. È, in breve, una mia considerazione critica del mondo maschile in cui il sesso viene spesso utilizzato come mezzo di potere e di sopraffazione. Ma è anche alla base di una civiltà e di una società violenta, omofoba, bigotta, sessuofobica e misogina. Fallocratica e fallocentrica in cui tutto si relaziona al sesso e al pene del maschio. Mi piacerebbe scrivere un saggio su questo argomento, credo mi ci vorranno anni ma prima o poi lo farò.



C’è un libro a cui sei legato particolarmente? Se sì quale e perché?
   Ce ne sono moltissimi. Giardino di cemento di McEwan, per esempio. Il primo libro a tematica GLBT che ho letto: Ragazzi che amano ragazzi di Paterlini e Rimini, Rimini di Tondelli. Maurice di Forster, Querelle de Brest di Genet. Il pasto nudo di Burroughs. Negli ultimi anni, poi, ho scoperto i saggi. Ne cito alcuni che sono stati significativi per la mia educazione vegetariana: Il dilemma dell'onnivoro di Pollan, Liberazione animale di Singer e Mangiando animali di Safran Foer.



Hai avuto difficoltà nel pubblicare “Confessioni di un ragazzo perbene”?
   Sì, non lo nego. Mi hanno scritto anche case editrici importanti dicendomi che era un buon testo ma che mancavano alcuni elementi come la suspense e il sesso. Ho riscritto diverse volte le Confessioni e oggi è un testo decisamente migliore della prima stesura del 2004. Ma non ho inserito quello che mi avevano chiesto editori di un certo livello. Sembra che per pubblicare e vendere romanzi GLBT uno debba per forza descrivere scene di sesso. Io sono felice così, Luciana Tufani è una piccola casa editrice e da questo libro non guadagnerò un solo euro ma è la mia opera e l'ho pubblicata come volevo io. Inoltre ho firmato da poco un contratto con Mursia quindi direi che mi ha portato bene.


In cosa è cambiato il romanzo rispetto all’inizio? Cosa hai aggiunto e cosa hai tolto?
   Oggi è più corposo, con una struttura più definita, con dialoghi più curati e personaggi decisamente più reali e “vivi”. Rispetto all'inizio ho “ucciso” alcuni personaggi, ho cambiato il finale, dato più spazio ai dialoghi e a uno dei personaggi, differenziato maggiormente i caratteri e le storie.



Che consiglio daresti a tutti quei ragazzi che vorrebbero seguire le tue orme?
   Di armarsi di pazienza e di non aspettarsi mai niente. Ma di non arrendersi mai.



F.S.
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Confessioni di un ragazzo perbene

Prologo
Inizia oggi il week end de Il mondo espanso dei romanzi gay che questa settimana sarà dedicata interamente allo scrittore e blogger Marino Buzzi. Oggi potrete conoscere il suo romanzo, mentre domani potrete conoscere meglio lo scrittore, tramite un’intervista esclusiva al blog. Non mi resta che lasciarvi a Confessioni di un ragazzo perbene che, credetemi, merita davvero di essere letto.
Francesco Sansone




 




















Autore: Marino Buzzi
Casa Editrice: Luciana Tufani Editrice
Prezzo: 12, 00 Euro


Sinossi dell’opera
Michele è un trentenne che viene licenziato il giorno stesso in cui apprende del suicidio di uno dei suoi migliori amici.


Incaricato dagli altri tre amici del gruppo di organizzare il funerale, Michele si troverà a vivere situazioni al limite del paradossale. Si innamorerà del bel becchino che cerca di rimorchiarlo per telefono, si ritroverà come eredità la casa di Francesco (l’amico suicida) da dividere con Paolo, l’amico col quale vive un rapporto conflittuale, Luca, il carattere più docile del gruppo, e Donatello, il ribelle che per vivere si prostituisce.


Come se non bastasse dovrà fare i conti con la famiglia biologica, che non perde occasione per ricordargli il legame di sangue e il suo ruolo all’interno della famiglia, e con la sua terribile nipote, incuriosita e affascinata dall’omosessualità dello zio.


Michele si nasconde spesso nel suo mondo di fantasia in cui può essere padre di una bellissima bambina immaginaria. Ma le cose si complicano con l'arrivo di un misterioso ragazzo dal volto deturpato e di una ragazza che porta con sé una grande sorpresa.


Ne parlo perché…
Se Confessioni di un ragazzo perbene fosse una serie televisiva, sarebbe la risposta gay ad Ally McBeal. Michele, come Ally, spesso si richiude nelle sue fantasie, dove addirittura cresce la figlia immaginaria Mara, per scappare dalle situazioni difficili della vita, ma anche dalla complessa realtà lavorativa odierna. Dopo aver perso il suo lavoro, Michele,  per poter pagare le bollette a fine mese, si troverà a fare ogni tipo di lavoro, dal pollo promoter in un grande magazzino a centralinista in un call center erotico, facendo attenzione a non lamentarsi con il capo di turno il quale è sempre pronto a dire “se non ti sta bene, fuori c’è la fila per questo lavoro”.


Quando guardo un telefilm che mi piace non riesco a smettere di vederlo se non dopo aver visto tutti gli episodi nello stesso giorno, e così mi succede anche quando un libro mi prende e il romanzo di Buzzi è uno di quelli. L’ho letto praticamente tutto in un giorno, per essere sinceri ho letto le prime 185 pagine giovedì e le restanti 20 appena svegliatomi venerdì. Non sono riuscito a staccarmi dalla scrittura scorrevole, irriverente, ironica e intima di Buzzi, capace di far ponderare il lettore su temi importanti seppur affrontanti con apparente superficialità. Nelle pagine del romanzo vengono trattati un po’ tutti gli aspetti legati all’omosessualità: il coming out in famiglia, l’abbandono del paese di provincia in cerca di una nuova vita senza soprusi omofobi, la necessità di modificare il proprio corpo affinché rispecchi l’io interiore, la paura di vivere apertamente una vita da gay preferendo fare un matrimonio di copertura e scopare con gli uomini di nascosto.


Confessioni di un ragazzo perbene è anche la dimostrazione che una famiglia è tale solo se c’è affetto e non importa chi siano i componenti che la formano, l’importante è sapere che in qualsiasi momento i suoi membri ci saranno sempre. Nel libro appaiono entrambi gli esempi di famiglia, quella “classica”, data dalla famiglia di origine di Michele, e quella “moderna”, formata dal ragazzo e dai suoi amici che abitano la villa lasciata in eredità da Francesco, e, seppur differenti fra loro, mostrano entrambe le stesse identiche dinamiche di un cosiddetto nucleo famigliare.


Dunque ne parlo perché è un libro che mostra l’omosessualità a 360°, permettendo a chiunque lo legga di identificarsi con uno dei tanti personaggi presenti nella vita di Michele, e che fa riflettere su certi temi usando un linguaggio semplice, ma efficiente.



Alcune note sull’autore
Marino Buzzi è nato a Comacchio (FE) il 20 gennaio 1976. Attualmente vive a Imola e lavora come libraio a Bologna. Si è classificato in diversi concorsi letterari, fra i più importanti ricordiamo: Versi inversi (2008), Gianfranco Rossi per la Giovane Letteratura(2003), Coop For Words (2003), Piero Chiara Giovani (1999) e il Pier Vittorio Tondelli. La lettura. La scrittura (1999). Collabora con diversi siti di cultura GLBT e ha pubblicato nelle raccolte: The Clash. Lo scontro (Lorusso), Versi Inversi (Il Dito e la Luna), Terzo: non discriminare (Ediesse), Rap metropolitano (Pendragon). Suoi racconti sono apparsi inoltre sulle riviste: «Leggere Donna» (alla quale collabora anche con articoli e recensioni), «Toilet», «Daemon», «Inchiostro», «L'Ortica», «Laspro».
Gestisce i blog: Perseo e Cronache dalla libreria
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Esperimenti di felicità provvisoria

Prologo
Un altro fine settimana giunge al termine e così anche l’appuntamento con Il mondo espanso dei romanzi gay. Ci vediamo sabato prossimo con un intero fine settimana dedicato allo scrittore e blogger Marino Buzzi. Si inizierà Sabato parlando del suo romanzo Confessioni di un ragazzo perbene e Domenica lo conosceremo meglio tramite un’intervista esclusiva per il blog, dove lo scrittore  ci parlerà del suo libro, ma anche di lui, della sua vita e del suo mondo. Vi aspetto quindi Sabato prossimo.

Buona Domenica a tutti voi

Francesco Sansone




Autore: Matteo B. Bianchi
Casa Editrice: Baldini Castoldi Dalai
Prezzo: 18,00 Euro



Sinossi dell’opera
Mao è un uomo in crisi, abbandonato dalla sua ragazza e insoddisfatto del proprio lavoro, Elvis è un giovane pubblicitario che sta affrontando con fatica un lutto, Valentina è una scrittrice di successo che ha deciso di cambiare vita, Marco è un giornalista underground affascinato dal mondo delle celebrità letterarie: quando i loro percorsi arriveranno a incrociarsi, le conseguenze saranno imprevedibili. Per ciascuno sarà l'inizio di un periodo inebriante e concitato, una fase di sperimentazione nella quale il desiderio di andare contro le convenzioni sembra prevalere sull'obbligo asfissiante di seguirle.



Ne parlo perché…
L’ho comprato senza neppure leggere la sinossi, dato che per me leggere B. Bianchi è sempre e comunque un piacere, e anche questa volta la lettura non ha disatteso le mie aspettative. Terzo romanzo dello scrittore pop per eccellenza, uscito dopo la raccolta di pensieri Mi ricordo, Esperimenti di felicità provvisoria sorprende il lettore per la semplicità con cui è scritta la storia dei 4 personaggi e il racconto dei loro intrecci.


Alcune note sull’autore
Visualizza la pagina Matteo B. Bianchi del blog.



Il prossimo fine settimana su Il mondo espanso dei romanzi gay





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La stanza di Giovanni




Autore: James Baldwin
Casa Editrice: Le Lettere
Prezzo: 14,50 Euro

Sinossi dell’opera
Il protagonista David, un giovane americano che vive a Parigi, dove si svolge tutta la storia, si trova al centro di un complesso intreccio di rapporti umani; è infatti amato da una donna, Hella, anche lei americana espatriata come lui, e da un giovane emigrato italiano, Giovanni. Tutti e due vogliono conquistarlo e legarlo a sé per la vita, ma si scontreranno con la sua totale incapacità di scegliere, che altro poi non è che la sua inadeguatezza a rapportarsi in modo autentico con gli altri, uomini o donne che siano. Il libro si chiude nel giorno in cui verrà eseguita la condanna a morte di Giovanni, che ha ucciso un uomo, mentre Hella è appena ripartita per l'America abbandonando ogni speranza di una normale vita in comune con David che, rimasto solo, anche di fronte al dramma della morte dell'amico non riesce a comunicare dolore, ma solo autocommiserazione inconsapevole del male che ha fatto agli altri.



Ne parlo perché…
Acquistato in quel periodo della mia vita in cui cercavo a tutti costi di leggere storie che parlassero di amori gay per capire come fosse il mondo in cui mi ero “infilato”, è stata una lettura che mi ha lasciato un po’ di malinconia per la maniera di raccontare l’amore gay come un amore costretto ad essere vissuto nell’ombra, in maniera segreta. Inoltre mi ha colpito quando, dopo tutte le difficoltà questo amore viene rinnagato per paura di essere “etichettati” come omosessuali. Seppur mi abbia colpito e mia sia piaciuto, come vi dicevo la descrizione di questo amore vissuto segretamente mi incupì, soprattutto perché in me era iniziata una fase in cui volevo vivere la mia vita senza nascondermi.



Alcune note sull’autore
James Arthur Baldwin nato a New York il 2 agosto 1924 e morot il 30 novembre 1987 a Saint-Paul.
Scrittore, poeta e autore teatrale, inizia a scrive in età giovanile. Il suo debutto sia ha nel 1962 proprio con La stanza di Giovanni, mentre l’ultimo romanzo è Just Above My Head uscito nel 1979.

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Le Interviste - Luigi Romolo Carrino Esclusiva

Prologo
Si conclude questa maratona dedicata allo scrittore napoletano e per quest'ultimo appuntamento vi propongo un'intervista che ho fatto proprio a Luigi Romolo Carrino, che ringrazio per la sua disponibilità e per la schiettezza con cui ha  risposto alle mie domande. Vi lascio dunque alle sue parole e vi auguro una buona domenica.
Francesco Sansone

Le Interviste
Luigi Romolo Carrino
Esclusiva


Nella foto Luigi Romolo Carrino


Acqua Storta, uscito nel 2008, è il tuo primo romanzo, ma gli appassionati di letteratura hanno avuto modo di conoscere la tua scrittura tramite il libro in versi Tempo Santo - Liturgia della Memoria e tramite Ricordo di Famiglia opera di genere giallo – thriller scritta per il teatro. Come nasce Acqua Storta?
   Dall’esigenza di raccontare una storia d’amore dove – si crede – l’amore non ci sia. Una storia complicata, avversata, omosessuale ma non solo. Una storia d’amore tra due uomini, tra un padre boss e il suo degno erede, tra questo erede e sua moglie. Questo romanzo nasce da un paio di episodi, più o meno realmente accaduti. Uno di questi proprio nei pressi del paese, in provincia di Napoli, dove vive una parte della mia famiglia.

Il tuo romanzo, ambientato a Napoli, è raccontato in prima persona da Giovanni, figlio di un boss, che non spicca certo per intelligenza, anzi è proprio un personaggio negativo sotto tutti gli aspetti, però in qualche modo diventa positivo agli occhi del lettore per la sua battaglia interiore data da un’omosessualità tenuta a bada o quanto meno nascosta. Non è da tutti affidare ad un personaggio come Giovanni l’intera narrazione di un romanzo, tu invece lo hai fatto rischiando non poco. Ti sei pentito di questa scelta?
   Scherzi? Non esistono cose solo negative o solo positive. La famosa dicotomia buono-cattivo, con personaggi bidimensionali tipici del noir (o finto tale) nostrano, non mi interessa. Giovanni sarà pure un camorrista (e ti prego di credermi: non sai quanto odio questo personaggio), ma i sentimenti, la ferita narcisistica, il turbamento dell’amore, è per tutti uguale, buoni e cattivi (per dirla spiccia). In un mondo fatto di omertà, di omicidi, di interessi economici, di sotterfugi e inganni (praticamente, non solo il mondo della camorra ma anche la società cosiddetta ‘normale’, non trovi?) Giovanni cerca come può, con il solo modo che conosce, di essere, di tentare almeno di essere, autentico. Secondo me, ci riesce.

A certo, ormai la linea di confine tra la cosiddetta società normale e quella cosiddetta anormale è proprio sottile. Proprio per questo ti vorrei chiedere cosa pensi di tutto quello che sta attraversando il Paese. Viviamo davvero in uno Stato in cui la meritocrazia non è applicata per agevolare amici di figli di padri di oppure è solo un luogo comune come lo vogliono fare intendere? E se è davvero così, anche nell’editoria funziona in questa maniera?
   La verità, tutta la verità, è che viviamo nella merda. L'altra verità, è che ci piace vivere in questo liquame. Sì, non importa a nessuno chi sei, cosa hai fatto, cosa hai studiato, quanto vali. Quello che conta è come arrivi, che è importante ma il mondo non si evolve col paradigma del chi sculetta meglio, del chi scopa meglio e con chi, del chi conosco e di chi sono figlio. Un periodo davvero buio, questo, perché è sparita la rabbia dagli occhi degli italiani, c'è rassegnazione, menefreghismo, e le cose che li uniscono sono il calcio, la feste dell'Unità d'Italia, e quando devono mandare l'euro per qualche terremoto, catastrofe naturale in genere, quando devono mostrare la loro carità.

Sei nato a Napoli, ma dal 1997 vivi a Roma. Cosa ti manca della tua città natale e cosa invece non rimpiangi?
   Nulla. Io a Napoli ci vado spessissimo, e ci resto fino a quando non faccio il pieno. Poi torno a Roma, o vado a Sassari (dove ho una casa da qualche anno). Napoli è come una madre: ti manca sempre, ma a volte capisci che devi starne lontano se vuoi crescere. Talvolta anche solo per sopravvivere.

Tornando a parlare di scrittura, sei stato anche uno degli scrittori che hanno dato corpo a “Men on men 5” con i racconti brevi “Lorelai dei girasoli” e “Blank” (che personalmente ho apprezzato molto, anzi di più). Come è nata questa collaborazione con il curatore Daniele Scalise?
   In realtà è stato lui a cercarmi. Aveva letto due miei racconti su iQuindici (uno era proprio Lorelai dei girasoli). Contattò la redazione che poi, a sua volta, contattò me. Diciamo che la spinta a scrivere narrativa me l’ha data proprio l’opportunità che mi ha offerto Scalise. Prendetevela con lui. Poi il personaggio di Lorelai, come sai, l’ho ripreso in Acqua Storta dove racconto il motivo della sua morte, cosa che invece non avevo fatto nel racconto.

Il tema della transessualità affrontato in "Lorelai dei girasoli" lo riprendi anche nel tuo secondo romanzo, uscito nel 2009 per Meridiano Zero, "Pozzoromolo" dove protagonista è proprio una giovane transessuale, Gioia, che, rinchiusa in un manicomio criminale, scrive le sue giornate in un vecchio computer. C’è qualche persona reale che ti ha ispirato la creazione di queste due protagoniste?
   Ovviamente sì. Uno scrittore è anche un osservatore. Non si può pensare che si attinga alla propria biografia per scrivere. Si attinge sempre alla propria biografia per trasformare quello che si osserva dalla realtà, quello che si racconta. Dico questo perché in Pozzo c’è molta roba che mi riguarda direttamente. Ritengo che Pozzo sia il libro migliore che io abbia fatto, e forse anche il migliore di tutti quelli che scriverò (se li scriverò). Naturalmente, tra le cose di narrativa che ho scritto è quello che ha venduto di meno (per dire: l’autore non è sempre il massimo per giudicare il suo stesso lavoro)

Da osservatore quale sei, cosa ti colpisce maggiormente nella gente o, in generale, nel mondo che ti circonda?
   Solitamente mi impressiona molto la facilità con la quale si accettano nefandazze di ogni tipo, giustificandole con comodi principi, politici o sociali o religiosi, tutti principi prêt-à-porter. Una delle cose, per farti un esempio, che mi fa schifo è il fatto di buttare fuori la gente dal Grande Fratello perché bestemmia. Posso capire, certo. Il primo comandamento lo dice, non nominare il nome di dio invano (io sono ateo, a scanso di equivoci, ma rispetto chi ha fede). Poi chissà perché, invece, quando si vìola nello stesso contesto il nono comandamento (non desiderare la donna d'altri), lo si accetta di buon grado e senza rimorso alcuno, e anche perché fa audience). Un po' comodo, no?
   Poi ci sono anche cose belle che mi affascinano. La trepidazione che c'è negli occhi di un ragazzo adolescente quando lo vedi sul muretto con la sua prima ragazza. La dignità di una donna di settant'anni che attraversa la strada con la sua busta della spesa. L'intelligenza di certi bambini, più avanti anche dei loro stessi genitori. La temperanza del meccanico che abita al piano di sotto al mio, che si alza tutte le mattine, indossa la sua tuta blu e lavora 50 ore a settimana per meno di mille euro al mese.

Quando hai capito che la scrittura era fondamentale per te?
   Da che io ricordi, ho sempre scritto. A un certo punto della mia vita, l’anno scorso, ho deciso di lasciare il mio remuneratissimo lavoro di informatico (un pazzo io, lo so) per dedicarmi solo alla scrittura. Non so ancora se ho fatto la scelta giusta. Vedremo cosa mi dirà il tempo. Una cosa è certa: per me si tratta di qualcosa che ha a che fare con l’urgenza fisica. Il fatto di aver scelto, almeno per ora, solo la scrittura è perché non riuscivo più a conciliare due lavori così impegnativi.

Che importanza ha avuto la lettura nella tua vita e a quale libro sei legato maggiormente e perché?
   Saper scrivere è una possibilità, ci riescono un po’ tutti quelli che affrontano la scrittura in modo non dilettantisco. C’è chi scrive meglio, chi scrive peggio, chi ha belle idee, chi non ce l’ha… Saper leggere, invece, è un dono. La scelta delle letture diventa fondamentale per la propria formazione. E se fai lo scrittore, leggere monnezza può devastarti per sempre. I libri che mi hanno formato, ai quali sono legato per un motivo o per l’altro, sono davvero tanti, e in ogni età ne ho amato qualcuno oltre l’impossibile. A 21 anni mi innamorai de Il profumo di Sueskind. A 19 ero pazzo di Elsa Morante, lessi tutto di lei. A 16 leggevo Herman Hesse, che oggi trovo insopportabile. A 25 mi misi in ginocchio al cospetto di Proust. A 33 c’è stata la Trilogia della città di K. della Kristof a fulminarmi… Tanti, ma tanti davvero. E poi i poeti: Dickinson, Pascoli, Campana, Keats, Sachs, Gualtieri, Ungaretti… E poi Albee, Shakespeare, Pinter… Vabbè, dai. Sono tantissimi.

Concordo in pieno con quanto dici, ma quando sostieni “leggere monnezza può devastarti per sempre”, mi spingi a farti la seguente domanda: Cosa è per te monnezza?
   La mancanza di amore. La gente non ama più. Si accomoda in situazioni che si ritrova davanti, si adegua. La mancanza di indignazione. La mancanza di una spinta per essere migliori. I santini nella case, le preghiere di fedeli, e non si 'rispetta' niente di quello che si dice, che si professa. Nella politica. Nella vita di tutti i giorni. La monnezza è dire una cosa e poi farne un'altra. Basta un niente per essere felici, basta vivere come le cose che dici (citando "Canzone per Alda Merini" di Vecchioni). La monnezza è questo: prenderci e prendersi per il culo continuamente, professando apparenza al posto della sostanza, non vedendoci davvero per come siamo, facendo danni infiniti alla società, al diritto umano di essere quello che si è. Danneggiando la vita. Scrivere, e leggere, è pressoché poi la stessa cosa. Leggere la maggior parte degli autori italiani contemporanei danneggia la vita, ossia la scrittura.

Hai avuto difficoltà a pubblicare i tuoi lavori?
   No, non direi. Forse, paradossalmente, ho maggiori difficoltà adesso. Mi spiego: gli editori tendono a propormi di lavorare a loro progetti, che spesso non sono i miei e dei quali non mi interesse una mazza. O anche perché mi è difficile che io lavori a comando. Sono poco mesteriante. Ho ancora molto da imparare, anche da questo punto di vista.

Che consigli daresti ai giovani scrittori che vorrebbero pubblicare le proprie opere?
   Leggere. Molto. Leggere e leggere. E quando si è certi di aver scritto qualcosa di buono, contattate qualche scrittore che stimate e mandategli quello che avete prodotto. Vi aiuterà. Oggi gli scrittori, per la maggior parte, sono su Facebook. E molti non si mettono sul piedistallo. Si mettono a disposizione con consigli, anche magari proponendo, se piace, il manoscritto a case editrici con le quali sono in contatto.

Un ultimo consiglio: diffidate di tutto ciò che ha a che vedere con l’editoria a pagamento.

F.S.
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Pozzoromolo

Prologo
Riprende oggi questa sorte di maratona dedicata a Luigi Romolo Carrino. Dopo avervi parlato di Acqua storta, oggi vi parlo di Pozzoromolo, il suo secondo romanzo. Concluderà questa maratona, l'intervista esclusiva che potrete leggere domani.
Francesco Sansone






























Autore: Luigi Romolo Carrino

Casa Editrice: Meridiano Zero
Prezzo: 14,25 Euro


Sinossi dell'opera
Gioia è l’amore dalle unghie laccate, i capelli biondi, l’ombretto verde, mentre la notte proietta luci bugiarde sulla parete. È rinchiusa in un manicomio criminale, ha la mente labile di una bambina, immobilizzata in un letto aspetta i farmaci che le sottraggono i ricordi. Ombre vengono a ghermirla: il braccio che esce dalla parete portando la brace di una sigaretta accesa, il volto immobile di un bambino dalla cui bocca esce un rivolo d’acqua. Tutto brucia, tutto annega in quegli sprazzi di vita. Lei non ricorda che crimine ha commesso, non sa perché è lì, i frammenti di memoria si contraddicono a vicenda.
La sua mente candida, dimenticata dal mondo in un cimitero di vivi, tenta invano di ricostruire la verità, fino a una notte di San Lorenzo in cui, come stelle terribili, cadono a una a una le presenze ossessive di coloro che ha amato. C’era una masseria piena di sole con foglie di tabacco stese a essiccare, c’era una madre bella e degli aghi piantati nella carne in un’atroce punizione, c’era un padre che non c’era, c’era la strada e i clienti che compravano il suo corpo, c’era un amore crudele.
La verità che strappa alla notte è la carne che la fa sentire donna quando invece è nata maschio, che la fa pazza e che le ha macchiato le mani di un sangue che non ricorda di chi sia. Gioia è l’agnello che lava i peccati degli altri. È la ferita e la colpa, vittima predestinata di carnefici imperdonabili. Gioia ha amato le mani che la picchiavano, la stupravano, la scartavano.

Ne parlo perché...
Come Acqua storta anche questo secondo libro di Carrino è entrato nella mia vita recentemente, per l'esattezza questa settimana. Scoprendolo per caso quando ho cercato il primo romanzo dello scrittore, anche in questo caso la scrittura di questo secondo libro ha fatto centro in me.

Alcune note sull'autore
Luigi Romolo Carrino è nato a Napoli nel 1968 è uno scrittore, poeta e autore teatrale italiano.
Oltre ad aver scritto libri di poesie e opere teatrali, partecipa nel 2006 a Men on Men 5 e nel 2008 pubblica il suo primo romanzo Acqua Storta. Nel 2010 esce il suo secondo romanzo Pozzoromolo.
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