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Libri LGBT e Romance M/M in uscita

A cura di Lilia Stecchi
Grafica di Giovanni Trapani




La seguente rubrica comprende le uscite editoriali con data certa di pubblicazione fino al 31 marzo, e di cui ci sono arrivati i dettagli entro il giorno prima dall'uscita dell'articolo. Nell'eventualità che durante la settimana ci fossero nuove comunicazioni, le segnalazioni verranno inserite all'inizio dell'articolo successivo.


Già disponibile dal 24 marzo


“Un'oscura marea” (serie Adrien English, 5) di Josh Lanyon (mystery). Traduzione di Chiara Messina per Triskell Edizioni - Rainbow. Prezzo: 6,99 Euro.

Trama: Come se riprendersi da un intervento al cuore sotto lo sguardo attento di una famiglia iperprotettiva non fosse abbastanza, uno sconosciuto cerca ripetutamente di introdursi nel negozio di libri di Adrien English.
Quando uno scheletro vecchio quasi mezzo secolo sbuca fuori da un muro durante i lavori di ristrutturazione della Cloak and Dagger, Adrien si rivolge al suo ex-amante, l’affascinante Jake Riordan, che, in seguito al suo coming out, ha cominciato a lavorare come investigatore privato.
Jake è ben felice di avere una scusa per stare vicino ad Adrien, ma il passato del giovane libraio nasconde più sorprese di quante entrambi possano immaginare… e una di esse potrebbe rivelarsi fatale per il cuore dell’avvenente detective.


27 marzo


“Infrangi il mio guscio” di K.A. Merikan (contemporaneo). Traduzione di Sara Benatti per Quixote Translation. Prezzo: 3,99 Euro.

Trama: = Si supponeva che non avrebbe mai lasciato la prigione. E ora era nella mia camera da letto =
Dayton è sempre in orario al lavoro, sempre organizzato, sempre pronto a fare gli straordinari. Il perfetto receptionist-cameriere-uomo delle pulizie. Impiegato del mese. Ma Dayton ha un lato segreto. Un lato sporco, kinky e pieno di fantasie oscure che non dovrebbero mai vedere la luce del giorno.
Esplora il suo gusto per la sottomissione in un solo modo. Ha passato tre anni a scrivere lettere a Max. Condannato all'ergastolo per l'omicidio di tre uomini e con pochissime probabilità di tornare libero, Max è lo sfogo più sicuro per le fantasie frustrate di Dayton.
Solo che Max esce di prigione. Trova Dayton. E non è disposto ad accontentarsi di niente di meno di quello che gli era stato promesso nelle lettere. Peccato che Dayton sia tutt'altro che pronto ad accontentare Max. O se stesso, per quel che vale... 

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28 marzo


“Quasi normale” (serie Wrench Wars – Gli assi dei motori) di Marie Sexton (contemporaneo). Traduzione di Valentina Andreose per Dreamspinner Press. Prezzo: 3,72 Euro.
Trama: Che cosa è considerato “normale”?
Quando Brandon Kenner si presenta all’officina dove lavora Kasey Ralston con una Chevrolet Chevelle SS 454 del 1970, Kasey perde la testa sia per l’uomo che per la macchina. Ma Kasey nasconde un segreto imbarazzante: la sua passione per le vecchie muscle car va oltre ciò che viene considerato normale. La sua bizzarra fissazione lo ha portato a isolarsi: dalla famiglia, che lo ha estraniato, e dai colleghi, dai quali si tiene alla larga.
Ma quando Brandon scopre il segreto del bel meccanico, non ne resta affatto disgustato, anzi. Trova che Kasey sia intrigante ed è deciso ad averlo tutto per sé.
Tutto di Brandon sembra mandare su di giri il motore di Kasey, che di certo non disdegna l’idea di sporcarsi le mani con un uomo così affascinante. Ma Kasey è preoccupato di ciò che accadrà dopo: ci sarà un futuro per loro due? Anche se in passato tutte le sue speranze per una relazione a lungo termine sono state deluse, non può fare a meno di sognare che, nonostante la propria mania, Brandon sarà l’eccezione.


31 marzo


“Oscar, canaglia dal cuore tenero” di Leah Weston (contemporaneo) - Self Publishing. Prezzo: 1,99 Euro.

Trama: Cosa fare quando il tuo amato cane ti rende la vita impossibile?
Chris non sa più che direzione prendere ed è quasi rassegnato, ma sarà proprio il suo pit bull Oscar a sorprenderlo, stravolgendogli l’esistenza.
Tra disastri, rovinosi appuntamenti e un pizzico di surrealismo Chris e Oscar si avventureranno alla ricerca dell'amore.





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“Come esaudire un desiderio” (serie Come ululare alla luna, 3) di Eli Easton (contemporaneo/paranormale). Traduzione di Deborah Tessari per Triskell Edizioni - Rainbow. Prezzo: 5,99 Euro.

Trama: Il dottor Jason Kunik sta lavorando a un progetto di genetica che non ha precedenti: la mappatura del DNA di una nuova specie, i mutevoli, cani in grado di assumere la forma umana. Il problema è che nessuno conosce l’esistenza di queste creature e Jason non può tradire la sua gente pubblicando i suoi studi. Quando si trasferisce a Mad Creek per continuare la sua ricerca in una città dove vivono molti mutevoli, è alla ricerca di pace e tranquillità per seppellirsi nel suo lavoro. Forse, se riuscirà a scoprire cosa attiva la mutazione, riuscirà a mettere a tacere per sempre il proprio cane interiore.
Milo è un cane da conforto in un istituto per malati terminali, luogo al quale si è affezionato e in cui ha visto morire molti pazienti che amava. Milo percepisce istintivamente la malattia e il dolore a un livello spirituale che la maggior parte delle persone non può capire. Quando acquisisce la capacità di diventare un uomo, crede di aver finalmente ottenuto tutto quello che voleva. Ma essere un umano non vuol dire per forza essere amati, e trovare rifugio a Mad Creek non è la stessa cosa che trovare una casa tutta sua.
Quando una misteriosa malattia colpisce Mad Creek e minaccia tutta la città dei mutevoli, tocca allo scienziato e al cane da conforto capire di cosa si tratti e come fermarla. Lungo la strada potrebbero anche scoprire che il vero amore è possibile, se lo si desidera guardando le stelle.
Questo è il terzo libro della serie ‘Come ululare alla luna’, ma può essere letto come uno stand-alone.


“L'ingrediente fondamentale” (serie Scuola di cucina, 1) di Eileen Griffin & Nikka Michaels (contemporaneo) - HarperCollins Italia. Prezzo: 5,99 Euro.

Trama: Jamie Lassiter è l'ultima persona che vorrei avere fra i piedi, soprattutto durante le lezioni della scuola di cucina quando dovrei concentrarmi sui dolci da preparare e non su cosa gli farei se riuscissi a bloccarlo all'interno della dispensa... Lui è sempre stato solo il ragazzo del corso per il quale provo un desiderio smodato, ma durante la cena di questa sera ho capito che non è il moccioso viziato che pensavo, ha senso dell'umorismo e non è un aspirante modello senza cervello. La domanda allora sorge spontanea: di quale colpa mi sono macchiato nella mia vita precedente perché debba avere la sfortuna di provare attrazione per l'unico ragazzo che è interessato a mia sorella?

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“In trappola” - Tra azione e tensione la nascita di un amore inpossibile nel terzo romanzo della serie Legami di sangue di Agnes Moon

A cura di Lilia Stecchi
Grafica di Giovanni Trapani 

Quando apre gli occhi e scopre che il mondo è avvolto dalla nebbia, Philip – vampiro ultracentenario, eternamente cristallizzato nelle sembianze di un adolescente – vede avverarsi il suo peggiore incubo: tornare a essere fragile e vulnerabile, esattamente come tanti anni prima, durante la sua tragica vita da mortale.
Ben presto scoprirà di non avere alternative: se vorrà salvarsi, dovrà imparare a fidarsi di qualcun altro, oltre se stesso.
James è nelle mani dei Cacciatori da più di due mesi, quando un nuovo prigioniero viene trasportato nella sua cella. L’uomo è affascinato dal bellissimo ragazzo, ma ben presto si rende conto di trovarsi di fronte a un rappresentante della razza da lui più odiata al mondo: un vampiro.
Licantropi e Creature della notte: un mix davvero esplosivo, se non fosse che questo particolare vampiro… potrebbe significare la speranza di una vita migliore.
Questo è quello che ci riserva l'avvincente trama di “In trappola” di Agnes Moon (serie Legami di sangue, 3 - Self publishing. Prezzo: 2,99 Euro), dove azione, pathos e avventura la faranno da padrone, senza tralasciare la parte sentimentale con una coppia inedita e in apparenza incompatibile.


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Questa volta non ci troveremo di fronte agli esilaranti battibecchi tra uno sboccato Liam e un compassato Vincent, né nella storia struggente di due anime che non si aspettano più niente dalla vita, quali Boris e Mal, quasi come se anche loro non dovessero meritare un po' di felicità. In questo terzo libro della serie Legami di sangue ci troveremo direttamente nel vivo della storia e dell'azione, dove il protagonista sarà Philip, il vampiro eterno adolescente. 
Ci vuole un po' per uscire dal torpore e rendersi conto di trovarsi in una cella buia e maleodorante, e per scoprire di essere bloccato al muro da una grossa catena. Ma ehi? Philip è un vampiro ultracentenario, potente e temibile, nonostante il suo aspetto quasi fanciullesco ed efebico dica tutt'altro, ridurre in polvere quelle catene che lo imprigionano sarà un attimo, fare poltiglia di chi gli sta facendo tutto questo ci vorrà ancora meno, giusto? Ecco, non sarà proprio così. Philip si accorge di non avere più nessun potere che lo stato di vampiro gli ha “donato”, non solo, è addirittura tornato a essere nelle condizioni in cui si trovava prima di essere trasformato: adolescente, debole e corroso dalla malattia. Ma della serie “le disgrazie non vengono mai da sole” Philip scopre con disgusto di dividere la cella con due mutaforma. Bleah... Lupi! La razza più odiata dai vampiri. Eppure... Il giovane vampiro sente qualcosa di strano, e mai provato, nei confronti di quello che si rivelerà un alpha senza branco. Non può credere che il destino gli abbia riservato anche questo, ma possibile che James sia davvero il suo coer du sang?

Che Philip sia il suo compagno di vita James lo scopre appena incrocia il suo sguardo, nonostante le loro razze siano nemiche da sempre, e subito cresce in lui la voglia di salvarlo da quella situazione e di proteggerlo da tutto quello che gli possa fare del male. Non sarà facile però, perché, senza contare l'eterna rivalità tra le due razze, Philip è sempre stato indipendente e, con il bel caratterino che si ritrova, ci metterà un po' a fidarsi e lasciarsi andare con James. Ma in quella situazione i due non dovranno preoccuparsi solo di trovare un modo per interagire, conoscersi e avvicinarsi. I loro rapitori le hanno pensate tutte per renderli inoffensivi, ma anche per guadagnare molti soldi con le loro vittime, vendendoli come schiavi sessuali o facendoli partecipare al gioco crudele della Caccia, dove è quasi impossibile uscirne vivi.
Con l'imparare a fidarsi dell'altro e al consolidamento dei loro sentimenti, riusciranno Philip e James a fuggire dai loro rapitori? Ce la farà Philip a ricongiungersi con la sua famiglia di vampiri e a scoprire che fine ha fatto Thomas, rapito insieme a lui? Ma soprattutto sarà l'amore tra James e Philip più forte di tutta la rivalità e l'odio che da sempre scorre tra le loro due razze?

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Che dire ancora di questa serie che migliora di volume in volume? L'autrice ci ha fatto scoprire che non sa scrivere solo storie sentimentali e divertenti, ma sa anche tenerci sulla corda con un racconto dove tensione, angst e avventura la fanno da padrone. Se fino a questo punto Philip era apparso in maniera marginale questa volta, da protagonista, ne scopriremo la tristissima storia da umano e di tutto quello che ha passato prima di essere trasformato. Faremo la conoscenza di James, l'alpha senza braco, e della sua totale dedizione a quello che scoprirà essere il suo compagno di vita. Gran parte della storia è incentrata sui due protagonisti, ma alla fine rivedremo con piacere anche tutta la “famiglia” di Vincent, con l'esilarante boccaccia di Liam e la dolcezza di Mal.

Mal mi guardò con occhi sgranati pieni di emozione, neanche avesse avuto di fronte il suo super-eroe
preferito, mentre Liam sembrò rimanere un po’ più sulle sue, ma si vedeva che era curioso.
«Quindi sei un lupo mannaro?» sbottò infine il biondino.
«Ti trasformi con la luna piena?» aggiunse Liam.
«Mangi carne umana quando sei in forma di lupo?» si informò Mal, strofinandosi le mani tutto eccitato.
Il suo compare gli andò dietro. «I tuoi occhi sono rossi perché sei un Alpha o diventano blu, magari
perché hai ucciso qualche innocente? Come in Teen-Wolf, la conosci? È una figata di serie TV ed è
incredibilmente gay-friendly!»
Uhu? Mi sentivo sopraffatto e non sapevo come rispondere a una tale raffica di domande, infarcite di
obbrobriose falsità.

Ora non ci resta che attendere cosa escogiterà la laboriosa testolina di Agnes Moon per la storia di Sebastian e Daniel e, se sarà l'ultimo libro della serie, come riuscirà a sorprenderci con il gran finale. Io sto già facendo il conto alla rovescia, e voi?
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«Le azioni che compiamo costituiscono le basi per i risultati che otterremo.» Intervista allo scrittore Alessandro Dainotti

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Ieri vi abbiamo parlato del romanzo ‘Un giorno qualunque’, mentre oggi pubblichiamo l’intervista che il suo autore Alessandro Dainotti ha rilasciato a Il mondo espanso dei romanzi gay. 
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D. ‘Un giorno qualunque’ traccia la giornata di un ragazzo, mostrandone le azioni compiute nel presente e quelle che, attraverso i suoi ricordi, lo hanno portato fin lì. Come nasce l’idea di strutturare un intero romanzo attorno agli eventi di una sola giornata?
R. La scelta di narrare la storia tutta in un giorno è nata per motivi strutturali del romanzo. L'idea è quella di mostrare le varie vite del protagonista mettendole a paragone fra loro, ma soprattutto confrontandole sempre con quella presente, per rendere più evidente le differenze tra il prima e il dopo. Il modo migliore per farlo mi è sembrato quello di far muovere il protagonista dentro una giornata qualunque, priva di eventi fuori dalla norma (o quasi), ma che comunque può fornire spunti di riflessione sulla propria vita. Un racconto cronologico lineare non mi avrebbe permesso di giocare con le differenze durante tutta la narrazione. In questo modo, una scena a cui Adriano assiste di mattina riporta a galla un ricordo della sua infanzia, e il viaggio nella memoria ha inizio. Adriano può ricordare chi era e paragonare i ricordi felici con la dura realtà del suo presente.

D. Lo slogan del tuo romanzo è: “Il giorno in cui fai le tue scelte non è mai Un giorno qualunque” che è un po’ il leitmotiv intorno al quale ruota la storia di Adriano. Tutto il libro porta a pensare che ciò che capita nel presente è una conseguenza delle azioni del passato e che nulla è casuale. Ci spieghi meglio questo concetto?
R. Esatto. Quello che noi facciamo e pensiamo oggi è una diretta conseguenza di come ci siamo comportati ieri. Secondo me ruota tutto intorno al principio di causa-effetto. Le azioni che compiamo costituiscono le basi per i risultati che otterremo, per i traguardi che raggiungeremo. Se noi facciamo del bene otterremo del bene in cambio. Se noi ci muoviamo spinti dall'odio riceveremo astio dall'esterno. Sta a noi decidere quali intenzioni ed emozioni seguire. Alla fine del romanzo Adriano dovrà rendere conto a se stesso, non ad altri, delle azioni che ha compiuto.
Diverso per quanto riguarda la casualità. Non credo che tutto sia già prestabilito, altrimenti lo sarebbero anche le nostre azioni e non servirebbe il concetto libero arbitrio, mentre il fulcro della storia di Adriano è proprio questo: chi sbaglia, paga.

D. La tua scheda personale dice: “Alessandro Dainotti è nato a Siracusa nel 1983. Dopo il diploma di geometra ha intrapreso gli studi in lingue straniere e si è laureato in editoria e giornalismo alla Sapienza di Roma. Dopo la laurea si è trasferito a Londra, dove attualmente vive e lavora.” Se prendo quella di Adriano, il protagonista del tuo romanzo,  leggo più o meno le stesse cose. Quanto di te c’è in Adriano e quanto si discosta dalla tua persona?
R. Il personaggio di Adriano ricalca molte delle tappe che io ho percorso, quelle geografiche ne sono un esempio. Ha anche alcune passioni simili alle mie, ma gli impulsi che lo spingono ad amare qualcuno, o qualcosa, sono diversi dai miei. Direi che Adriano è come un buon amico dai tempi dell'infanzia; siamo cresciti insieme e in ambienti simili, ma siamo comunque due entità separate, ognuno con i propri progetti, desideri, delusioni e, soprattutto, con il proprio modo di approcciarsi alla vita.

D. Nel romanzo affronti diversi temi e io voglio analizzarli assieme a te, ti va? Iniziamo dal fenomeno omofobia. All’interno di ‘Un giorno qualunque’ citi alcune delle aggressioni omofobe più note avvenuti nella capitale, tra cui quella compiuta da Svastichella. Come ti spieghi questo fenomeno? Secondo te cosa lo alimenta?A tuo avviso, la politica e la religione hanno qualche responsabilità?
R. La politica e la religione hanno le responsabilità maggiori. Finché la politica non smetterà di fare distinzioni fra cittadini di serie A e cittadini di serie B, portando avanti dibattiti sterili e privi della curiosità di capire il mondo come è oggi, coloro che fanno parte della maggioranza, e quindi della norma, vedranno le minoranze come un vicino di casa fastidioso, ma che non può essere allontanato. La religione poi... Quando mi trovo a sentire le parola di padre Giovanni Cavalcoli o di don Massimiliano Pusceddu mi salgono i conati di vomito. Se i primi a non dare un buon esempio sono gli individui che ci governano legislalmente e spiritualmente, come possiamo pretenderlo dalle persone che li votano o li ascoltano?
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D. Passiamo alla questione del tradimento. Dal tuo punto di vista quali sono le dinamiche che portano una persona a distruggere una relazione per fare del sesso con altri? Si tratta di insoddisfazione o della fine del sentimento? E la colpa che spinge al tradimento può attribuirsi solo a chi va con altri?
R. Le dinamiche possono essere tantissime e variano da persona a persona, ma anche da coppia a coppia. Dal mio punto di vista è una insoddisfazione di base che spinge una delle due parti a tradire, e tale insoddisfazione può essere sia di carattere sessuale che emotivo, sentimentale, o anche semplice insicurezza. A volte possiamo tradire pur continuando ad amare chi ci sta accanto, che poi è il motivo per cui nasce il senso di colpa.
Chi compie l'azione ha di certo la maggiore responsabilità, perché al suo pensiero conseguono le sue azioni. È anche vero che in una coppia le cose si fanno in due, quindi bisognerebbe capire cosa è venuto a mancare dall'altra parte. Da questo punto di vista Adriano ha commesso il suo errore più grande, perché non si è messo davanti al problema, o insoddisfazione, ma ha imparato a conviverci, piuttosto che risolverlo, impedendo alla coppia di dialogare e maturare.

D. Infine vorrei parlare dell’emigrazione giovanile. Come te, anche Adriano, dopo la laurea, si trasferisce a Londra in cerca di una vita migliore. Questo è davvero l’unico modo per un giovane per potersi realizzare dato che in Italia né la meritocrazia né le competenze sembrano contare più nel mondo del lavoro?
R. Non credo questo sia l'unico modo, né tantomeno il più facile. Trasferirsi in un altro Paese è un salto nel buio e, per quanto quel Paese lo si conosca, andarci a vivere è un'esperienza a cui si arriva impreparati. Non si deve mai sottovalutare il confronto con una cultura diversa dalla propria, così come sconsiglio di prendere sottogamba la lontananza degli affetti, soprattutto quando ti senti solo perché sei solo. La maggior parte dei miei familiari e dei miei amici continua a lottare quotidianamente in Italia, contro un sistema che, secondo me, non funziona per diversi motivi. La mancanza di meritocrazia e il mancato riconoscimento delle proprie competenze sono due ottimi esempi. L'Inghilterra è lungi dall'essere un Paese perfetto, ma offre molte opportunità che in Italia mancano o, se ci sono, sono riservate a pochi eletti.
Nel mio caso, la scelta di trasferirmi a Londra è stata presa alla leggera. Ero in quella fase di transizione in cui avevo finito gli studi universitari e non avevo ancora un lavoro, quindi non credevo di rinunciare a qualcosa. Ho pensato fosse il momento migliore per imparare l'inglese in previsione di un buon lavoro in Italia, e non sono partito stabilendo a priori la durata della mia permanenza nel Regno Unito. Questo accadeva più di cinque anni fa.

D. Attualmente in Italia viviamo anche il fenomeno inverso, quella dell’immigrazione di persone provenienti da Paesi in cui vivere è impossibile. Questo, però, si scontra con una politica povera di contenuti e di progetti che strumentalizza questi disperati, passami il termine, per meri fini personali. Da emigrato come giudichi tale comportamento, visto anche che il nostro Paese sembra non essere in grado di garantire nulla a chi, come noi, è nato negli anni ’80?
R. Secondo me si dovrebbe sempre tenere in mente che chi emigra lo fa per crearsi un futuro migliore. Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è. Nessuno mi giudica negativamente per aver lasciato l'Italia, tutt'altro, eppure si punta il dito contro chi in Italia ci vuole emigrare. Come dicevo prima, il Regno Unito non è la terra dei balocchi che molti credono, ma offre molte possibilità di lavoro e, in un modo o nell'altro, la gente qualche soldo a casa lo deve pur portare. Le dinamiche emigratorie sono le stesse ovunque: gli autoctoni vedono gli immigrati come i ladri dei loro posti di lavoro. In realtà fanno i lavori che gli altri non vogliono fare, e vengono anche sfruttati per questo, senza differenza alcuna tra Regno Unito e Italia.
Tutto questo per dire che, come mia madre può soffrire per sapermi lontano, da qualche parte nel mondo c'è un'altra madre che soffre per sapere il figlio in Italia. Siamo tutti nella stessa situazione, basterebbe solo darci una mano l'un l'altro.

D. Per concludere, sono dell’avviso che ogni opera lasci nell’autore qualcosa: un pensiero, una sensazione, un ricordo. Cosa porterai con te di ‘Un giorno qualunque’?
R. Si dice che la prima volta non si scorda mai, e "Un giorno qualunque"è il mio primo romanzo. Di questo sperimento spero di portarmi il più possibile: la gioia di prendere in mano il mio libro, l'emozione di quando ho firmato il contratto editoriale, il panico delle revisioni, l'ansia di ottenere consensi da chi lo leggerà, la tenacia di non mollare quando sembravo essere a un punto morto, il piacere di vedere le parole riempire la carta. E l'amore per la scrittura.

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Un giorno qualunque – La quotidianità di un giovane gay fra ricordi e sviluppi inaspettati nel primo romanzo di Alessandro Dainotti.

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
“Adriano è uno dei tanti italiani emigrati a Londra. È un giorno qualunque della sua vita eppure, quando vede un bambino e una donna seduti in un bar, riaffiorano potenti i ricordi. L'infanzia dentro la libreria Pizzuto, le discriminazioni a scuola, l'insoddisfazione del lavoro, l'addio alla Sicilia per trasferirsi a Roma, l'amore per Tiziano. La vita attuale e le vite del passato si alternano tra riflessioni e ricordi felici, fino a quando Adriano incontra Giacomo, che gli offre il suo aiuto. Per il ragazzo comincia una vita fatta di menzogne, poi Tiziano scopre il tradimento e decide di lasciarlo. È allora che Adriano parte per il Regno Unito. Passato e presente collimano, a fine giornata, in un ultimo e fatale incontro. Solo in quel momento Adriano sarà costretto a fare i conti con il passato e accettare la realtà.
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Avete appena letto la trama di Un giorno qualunque (Astra edizioni. Cartaceo: 13,00 Euro; ebook 1,99 Euro), il romanzo con cui ha debuttato l’autore siracusano Alessandro Dainotti.

Mentre si affanna per arrivare al ristorante nel quale lavora, Adriano inizia un viaggio nel tempo, attraverso i ricordi che, poco per volta, si affacciano nella sua mente. Ciò permette al lettore di scoprire tutto ciò che è avvenuto prima del suo trasferimento a Londra, apprendendo le fasi più rilevanti della sua vita. L’infanzia in Sicilia, la presa di coscienza della sua omosessualità, il trasferimento a Roma per frequentare l’università e il primo vero amore si alternano con il presente, regalando un romanzo dinamico e completo.

Un giorno qualunque, però, è molto di più. Dainotti, infatti, si concentra anche su due aspetti che, da qualche tempo, segnano l’Italia. Da una parte descrive la difficoltà data dal lasciare il proprio Paese in cerca di una vita lavorativa migliore, e dall’altra si sofferma ad analizzare la piaga delle aggressioni omofobe che continuano a segnare la vita di molti gay, più o meno giovani.  Proprio per questo, e per molto altro ancora, Un giorno qualunque appare più come uno spaccato realistico degli ultimi trent'anni. Una sorta di monito che ci pone di fronte a una società sempre meno propensa a puntare sui giovani e intenta a debellare ogni forma di alterità secondo un principio ancora poco chiaro.
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Alessandro Dainotti è riuscito a trasportare tutto ciò in maniera realistica grazie a una scrittura e a uno stile curato, che suscitano emozioni contrastanti per tutta la durata del libro.

Un giorno qualunque, pertanto, è un romanzo che deve essere letto, perché è un esempio di bella letteratura. Quella letteratura che fa bene alla mente e all’anima, e che, dietro alla sua primaria missione di intrattenere, spinge il lettore a riflessioni per nulla scontate, iniziando dallo slogan che racchiude in sé il senso dell’intera storia: “Il giorno in cui fai delle scelte non è mai Un giorno qualunque”. Consigliatissimo!

DOMANI NON PERDERE L’INTERVISTA AD ALESSANDRO DAINOTTI.

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Intervista allo scrittore Remo Valitutto, l'autore della saga erotica Il mio migliore amico.

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Con il suo Il mio migliore amico sta affrontando il tema della bisessualità nel mondo del calcio, partendo da un rapporto di amicizia che col tempo si trasforma in qualcos'altro. Una storia interessante intrecciata su un erotismo mai volgare e mai banale. Il mondo espanso dei romanzi gay ha contattato Remo Valitutto per sapere qualcosa in più sulla saga di Stefano e Mauro e provare a capire se la loro storia avrà un altro seguito.
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Le cover dei primi due volumi di 'Il mio migliore amico'
D. Quando hai pubblicato il primo volume di Il mio migliore amico avevo detto che la storia aveva ancora molto da dire. Adesso arriva il seguito e quindi non posso non chiederti cosa ti ha spinto ha riprendere in mano la storia di Stefano e Mauro.
R. Beh… se devo essere onesto, quando è uscita la prima parte, già avevo la stesura di un secondo episodio. Stefano e Mauro sin da subito mi sono sembrati due personaggi interessanti sotto molti punti di vista, per cui mi dispiaceva davvero abbandonarli. Inoltre, la tematica affrontata meritava un ulteriore approfondimento.

D. Cosa ti ha spinto ad affrontare il tema della bisessualità all'interno del calcio?
R. Perché è ancora un argomento davvero tabù. L’idea è nata dopo aver letto un’intervista in cui Marco Borriello parlava apertamente di come nel calcio non ci siano gay puri, semmai bisessuali. Come scrittore mi è sembrata immediatamente una sfida molto interessante  e ambiziosa.
Credo che Il mio migliore amico, nell’assoluta onestà in cui è scritto, senza ricalcare cliché ritriti sul mondo omosessuale, rappresenta narrativamente una sfida riuscita.

D. La storia è descritta attraverso la scrittura erotica, perché?
R. Mauro e Stefano sono amici, si conoscono sin da bambini, a un certo punto, però, scoprono di provare una forte attrazione reciproca.
All’inizio hanno timore, non sanno come vivere e gestire la situazione. Forse, la soluzione migliore è far finta di nulla. Ma l’eros, nella sua essenza fondante, è quella forza che destruttura tutte le convinzioni etiche, sociali e culturali, per cui i due ragazzi si ritrovano, nudi, come belve feroci, affamati l’uno dell’altro.
Infatti, nell’atto dell’abbandono reciproco, esplorano un eros molto selvaggio, ma al contempo estremamente naturale.

D. Se con il primo volume abbiamo avuto modo di conoscere Mauro e Stefano fino alla loro prima esperienza sessuale, qui ne delinei i caratteri e il rapporto.
R. Esatto, in questa seconda parte, si delineano definitivamente i rapporti di forza. Stefano, nonostante ami Claudia, sta scoprendo la vera natura del suo legame con Mauro.
Ne è totalmente succube e l’amico ne approfitta per sottometterlo al suo piacere. È una sottomissione fisica, psicologica. Assoluta. Totale.
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D. Anche questo secondo volume finisce con una sorta di finale aperto. La storia, dunque non è ancora finita?
R. Assolutamente no, sto strutturando il racconto in episodi. Mi intriga molto l’idea dell’attesa, di lasciare una storia in sospeso per proseguirla senza alcuna fretta…
Alcuni miei lettori/lettrici mi hanno criticato proprio perché credevano non ci fosse il sequel, lo hanno fatto anche per un altro mio racconto, Sessione di nudo.
In realtà, quando si legge una storia, se ci si appassiona davvero, vorresti divorarla in fretta e al tempo stesso, una volta terminata, si accusa puntualmente l’autore di essere stato troppo sbrigativo in alcuni passaggi.
Distribuire un racconto in episodi mi dà la sensazione di regalare alla storia una dimensione temporale più autentica. E poi, è una mia personale attitudine, alcune storie le immagino in unico blocco narrativo, da cui nascono romanzi veri e propri, altre le immagino come pezzi di un puzzle di cui non hai una percezione del tempo effettivo che impiegherai per comporlo.
Questa assenza di un tempo prestabilito, mi fa sentire profondamente libero e questa libertà restituisce alla storia che racconti il giusto equilibrio tra fiction e realtà.
Il mio editore, Daniele Aiolfi, preferirebbe, invece, una terza e ultima parte più consistente con cui concludere la storia.  

D. Dalle tue parole mi sembra chiaro che tieni molto alla storia di Mauro e Stefano, sbaglio?
R. Per niente, anzi. Ti confesso che mi piacerebbe anche proporlo a qualche casa di produzione per realizzare una web serie.

D. Davvero?
R. Credo che Mauro e Stefano abbiano la giusta consistenza per essere trasposti dalla pagina al video. E anche il contesto (il mondo del calcio) è qualcosa di nuovo e innovativo, almeno per quanto riguarda l’Italia. A mio avviso, i protagonisti potrebbero essere tranquillamente i giocatori di una qualsiasi squadra di calcio dell’attuale Lega Pro. 
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